News Rivista — 17 febbraio 2014

Marcello Fois mi colpì quando disse di se stesso: “Non sono un romantico. Il romanticismo ha dentro di sé una rabbia, mentre io sono più un sentimentale”. Questa frase dice molto sulla sensibilità di uno scrittore che non è in lotta col mondo ma cerca anzi di capirne una parte, un isolano che non si isola. Lo spirito isolano ha delle caratteristiche comuni, e lo notiamo osservando la Sardegna di Fois e la Sicilia dei vari Camilleri, Fava, Sciascia, Verga o Pirandello. Due regioni che oscillano tra impietose autocritiche e un’incontenibile, sofferta ansia di esprimersi il più possibile col resto del mondo. Da sempre gli scrittori delle isole, facendo leva sulle proprie radici riescono a raccontare gli aspetti più moderni e attuali dei loro luoghi. Credo che tutto questo slancio parta proprio dall’autocritica. Dove non c’è severità con se stessi e si dà tutto come acquisito, si è già alla morte culturale. I sardi, come i siciliani, si ritengono spesso testimoni passivi e rassegnati dei propri eventi, non sapendo quanto di loro – soprattutto se proveniente dalle piccole realtà – arrivi all’esterno. Il minuscolo, il fuorimano, l’abbandonato, nelle loro mani si fanno universali. Lo scrittore sardo si lamenta di aver ‘tradito’ tutte le volte che è stato turista a casa sua e ha venduto la sua immagine alla memoria del luogo comune, denunciando nel suo poemetto in otto strofe, dal titolo “L’infinito non finire”, persino la limitatezza di orizzonti del suo popolo di fronte allo stupro architettonico delle rocce costiere.

Tutto senza rabbia romantica, ma pieno di sentimento per un passato scivolato via per colpevole distrazione. Questo ed altro si evince dal lavoro collettivo “Sei per la Sardegna” realizzato dall’autore nuorese insieme a cinque suoi illustri colleghi e corregionali per altrettanti racconti: Francesco Abate, Alessandro De Roma, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga. Autori meno noti di Fois, ma per i quali vale lo stesso discorso fatto per il capofila dell’iniziativa. Già, perché questo libro è un’iniziativa non solo in senso letterario ma nell’accezione più ampia della parola: qualcosa volto a smuovere le coscienze su problemi molto pratici, nel caso specifico quello degli alluvionati di Bitti. Ho voluto iniziare soffermandomi sui contenuti per non fare passare questo volumetto come la solita “iniziativa benefica” il cui valore viene solitamente percepito come esclusivamente sociale. Il giornalista di Panorama da cui ho letto la notizia ha scritto che se si fosse trattato di un CD benefico anziché di un libro, sarebbe stato una raccolta di outtakes e remix, quindi un lavoro minore. Per fortuna lui stesso corregge il tiro puntualizzando che il libro non è un instant book ma contiene la “memoria di un sapere antico”. Quindi, quando lo avrete per le mani, non pensiate di stare comprando un prodotto frettoloso fatto per beneficienza, bensì un piccolo grande libro in cui si respira il clima di una regione intera. Di oggi e di ieri.

 

Giovanni Modica

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