Approfondimenti Rivista — 17 dicembre 2012

Parliamo di tecnologia. Ma deponiamo, per una volta, le armi della critica severa e dei nostalgici conservatorismi: la tecnologia c’è, è parte fondamentale della nostra era, e non possiamo tornare indietro, dunque, occorre accettarla. Il punto è che non si tratta di accettare soltanto le innovazioni tecnologiche in sé e per sé: si tratta di accogliere qualcosa di più, e cioè un nuovo modo di pensare, di fare cultura, di curare l’istruzione e di relazionarci con gli altri, ad esempio.

La tecnologia rappresenta una vera e propria rivoluzione, cambia le regole del gioco della nostra vita fin dentro al quotidiano.

Come tale, è comprensibile che ci siano delle remore nei confronti di questa forza cibernetica che ha stravolto tutte le nostre tradizionali convinzioni. Evidentemente, le stesse reazioni si dovettero incontrare dopo l’invenzione della stampa o dopo la messa in commercio della macchina da scrivere: grandi innovazioni che dapprima stravolsero il pubblico, per poi renderlo riconoscente nei confronti di quelle macchine che di certo valsero a facilitargli la vita.

Lo stesso si verifica oggi: anche noi serbiamo la convinzione che la tecnologia possa danneggiarci e farci deragliare dai binari delle vecchie e buoni abitudini. Leggere un ebook piuttosto che un libro in carta stampata ci appare quasi come un oltraggio nei confronti della cultura come siamo abituati a concepirla: una barbarica invasione di quella macchina oscura chiamata “tecnologia”.

Ci diciamo, poi, che non saremmo mai in grado di far scorrere le nostre dita sullo schermo touch del lettore con la stessa naturalezza con cui sfogliamo delle pagine di carta. E questo accade perché pensiamo che sia tutto troppo difficile, troppo complicato, roba da ingegneri e da esperti del settore.

E invece non è così. Proprio ingegneri informatici e programmatori lavorano, ad esempio, su quel criterio che in gergo si definisce come “criterio di usabilità” e che consiste nel rendere la tecnologia semplice e ricettiva da parte dell’utente, in modo che l’utilizzo dei programmi tecnologici sia quanto più possibile intuitivo. Nessuno vuole complicarci la vita, è esattamente il contrario.

Ma non è facile comprenderlo. La rivoluzione tecnologica che è in atto oggi corre ad una velocità spaventosa e sembra non esaurirsi mai: in questo, si riscontra una pesante differenza rispetto alle già citate macchina da scrivere e stampa. Oggi, nell’arco di un anno, escono due o tre versioni di uno stesso apparecchio, ogni giorno si assiste ad un perfezionamento della tecnologia, al quale è effettivamente difficile star dietro: è come una trottolina impazzita.

Ma la posta in gioco è troppo alta, dobbiamo affrontare il cambiamento. Al giorno d’oggi, per così dire, non si può saper leggere e scrivere se non si sa anche utilizzare un computer. E’ una competenza che la società ci richiede e alla quale dobbiamo essere pronti a rispondere. Dobbiamo divenire consapevoli del cambiamento che la tecnologia impone e saperci esprimere con il suo linguaggio per diventare davvero “uomini del nostro tempo”.

A questo proposito, sono interessanti le parole di Daniel Burrus che, in un articolo dedicato alle nuove tecnologie, afferma: “Remember, if it can be done, it will be done. If you don’t use these technologies to create a competitive advantage, someone else will.” Conoscere e sperimentare la tecnologia ci permette di essere uomini all’avanguardia, di poterci esprimere sotto nuove forme.

Ma soprattutto, ci permette di conoscere a fondo la nostra epoca e di renderci in grado di essere padroni del futuro della tecnologia, onde evitare di incedere in pericolosi rischi, oggi testimoniati da numerosi studi di sociologi e psicologi, riguardo alle preoccupanti “controindicazioni” delle innovazioni tecnologiche.

Occorre solo consapevolezza e volontà di conoscere il nuovo che è presente nella nostra epoca. Perché poi, “sapere è potere”. 

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