le interviste Rivista — 14 novembre 2012

Ciao MariaGiovanna, innanzitutto grazie per la disponibilità:

Il titolo del libro è “Siate liberi”. Viviamo in un momento storico in cui la dipendenza dalla comunicazione e quindi dall’opinione dell’altro è fortissima. Come si può essere liberi in un contesto del genere?

 Essere liberi si può, è dura ma si può. E’ lo scopo di questo libro: incitare i giovani ad andare oltre i limiti e le imposizioni, oltre i condizionamenti (perfino quelli che sembrano positivi o basato sull’affetto). La dipendenza dall’opinione altrui è un vincolo, un limite: ne parliamo nel libro alludendo, per esempio, agli amici. Al di là della retorica sugli amici, bisogna essere capaci di non seguire il gruppo se seguirlo è sciocco e di non dipendere dal giudizio di chi ci sta intorno. Il giudizio altrui è un parametro utile, qualche volta, ma non può condizionarci.  

Qual è l’importanza della libertà in una fase come questa?

La libertà è importante sempre, può essere più o meno difficile conoscerne l’essenza e arrivarci, ma l’importanza è indiscutibile in ogni epoca. 

Qual è il rapporto tra la libertà e lo sviluppo della propria personalità?

Lo sviluppo vero della personalità dipende dalla libertà. Questo naturalmente se intendiamo lo sviluppo di una personalità vera, strutturata nella propria complessità. La personalità che crea e non distrugge, che tollera e non muove guerra, che riesce a essere saggia. Ecco, per sviluppare la personalità così intesa la libertà è necessaria. Può essere una libertà globale, anche di condizioni esterne, oppure, ed è più difficile ma si può fare, una libertà di mente. L’esempio di tante persone ridotte a prigionia per dissidenza politica, per esempio, dovrebbe farci riflettere: hanno sviluppato una personalità? E come? Di solito l’hanno fatto e hanno insegnato al mondo tante cose, perché nella mente, nell’anima, hanno avuto libertà e non hanno mai rinunciato a essere liberi. Esistono anche persone che, limitate nel corpo a causa di malattie gravissime, sono riuscite ugualmente a dare, creare, essere di esempio: hanno sviluppato la loro personalità? E come l’hanno fatto, se non con una grande libertà intima, di mente, che non si lascia sottomettere dal dolore?

Detto questo, qual è secondo te il valore intrinseco di questo libro?

La voce di Umberto Veronesi. 

A chi è rivolto nello specifico?

Alle generazioni più giovani, anche se tanti adulti lo stanno leggendo e lo apprezzano. 

Che rapporto c’è tra essere liberi ed essere giovani?

Essere giovani è avere un’opportunità: puoi diventare chi vuoi. Certo, hai il limite del contesto familiare, della scuola, delle condizioni economiche, ma puoi. Farai fatica, ma puoi. 

I giovani sono meravigliosi e pieni di ogni potenzialità, ma devono rendersi conto che libertà non è contestare a priori. Gioventù non è valore in sé, è un valore aggiunto ma non basta a se stessa. I giovani possono usare gli strumenti che hanno per rendersi liberi davvero. Libertà non è fumare quando i genitori non vogliono, per esempio: quella è una trasgressione fine a se stessa che non porta altro che guai. E chi si cerca un guaio non appare molto libero ed evoluto. I giovani hanno la bellissima tendenza alla trasgressione, quindi hanno la potenzialità per essere liberi: il fatto è che la trasgressione è uno strumento prezioso nelle situazioni giuste, non a priori. Anzi, la libertà è trasgredire là dove è saggio e utile farlo, ma apprendere e accettare là dove invece ci sono strumenti per arricchire se stessi. 

 

Il libro è scritto in collaborazione con Umberto Veronesi. Com’è lavorare con una delle menti scientifiche più brillanti del mondo?

Irripetibile. Da più di dodici anni la mia scrivania è nel suo studio, una specie di convivenza. E’ il periodo più straordinario e meraviglioso della mia vita. E’ serio, impegnato, instancabile, complesso. Dorme pochissimo, lavora cento volte più di chiunque altro. Conosce tutto ciò che la gente dice di lui, anche i pettegolezzi o le dicerie malevole. Mangia niente, e questo è un contrasto evidente con me che amo il cibo con passione. E’ autoironico, una dote rara. Quando scriviamo insieme il libro nasce dalla sua mente e si riversa in una pagina, uno schema che scrive a mano su un foglio grande: seguire quello schema è entrare nella sua mente e vedere il libro materializzarsi, sorprendente e diverso dagli altri. Da lui ho imparato tanto, prima di tutto a essere libera. Di Umberto Veronesi si può dire quello che si vuole, si può anche criticare per alcune posizioni scomode prese in passato, ma è l’uomo più tollerante, libero, evoluto che abbia incontrato. E ha aiutato centinaia di migliaia di donne con le cure che ha ideato e sperimentato.

Cosa pensi del rapporto tra scienza e cultura?

La scienza è una parte della cultura, la cultura migliora la scienza. 

Sei passata dal pubblicare libri con piccoli editori a grandi editori, come è avvenuto questo passaggio? C’è molta differenza nell’approccio alla pubblicazione e nella fase promozionale?

Non è un passaggio, è un’evoluzione che non esclude che io abbia tuttora rapporti con editori teoricamente “più piccoli”. A me interessa l’editore che ha idee, libero nella mente, pronto a entusiasmarsi o criticare, vivo. Mi interessa chi ama ferocemente i libri anche quando fa marketing. I “grandi” editori per me sono stati la naturale conseguenza di scrivere insieme a Umberto Veronesi, e di questo sono felice e grata; per quanto riguarda la narrativa, ho avuto editori “piccoli” che hanno creduto in me dal principio e che restano tra i miei punti di riferimento, altri che mi hanno pubblicata senza investire particolarmente in entusiasmo e hanno lasciato poca traccia nella mia memoria. A tutti la gratitudine perché mi hanno pubblicato, ad alcuni la cooperazione anche oggi

Nella narrativa sono arrivata a un grande editore grazie ad Andrea Pensotti, il mio agente che è anche un amico e un’anima evoluta.

Non sono mai stata una scrittrice che aspettava l’editore “grande” prima di degnarsi di offrire il proprio manoscritto migliore, anzi ho creduto nella paziente costruzione del rapporto con editori e, soprattutto, lettori. Si può pubblicare con un onesto editore “piccolo” e amare tanto il proprio libro da sfinirsi di presentazioni qua e là, per scoprire che la cosa più bella è incontrare i lettori. Una cosa che mi diverte abbastanza degli editori “grandi” è la definizione di “esordio letterario”: quando arrivi a un editore “grande” e ti pubblica è matematico che ti definisca esordiente, e magari sono anni che esci con i tuoi libri con altri editori più piccoli. Mi sento sempre giovane, esordisco sempre un po’… 

La differenza tra editori di diversa grandezza (dimensionale) è nella distribuzione, non esiste dubbio. Certo, poi c’è l’attività di promozione, ma pubblicare con un grande editore non significa affatto che investa su di te e sul tuo libro.Quanta gente pubblica con editori grandi e non ha promozione? Devi impegnarti comunque, devi essere tu ad amare il libro, la scrittura, i lettori. Ho trovato piccoli editori che si dannavano per fare conoscere i miei romanzi: commisurata alle loro capacità economiche, quella promozione era assoluta e perfetta. No, la differenza sta nella distribuzione: molto difficile scovare in libreria un libro di editore piccolo, una passeggiata invece per editori grandi. Poi c’è il discorso degli eventi letterari e delle recensioni: chiaro che per l’editore piccolo è molto più difficile farsi ascoltare dai media. Lo spazio, anche se grande, è quasi tutto preso da altri.

Nell’approccio alla pubblicazione credo che ognuno abbia esperienze diverse. Più libertà forse con un editore più piccolo, l’editore grande sa cosa vuole vendere ed è più netto nelle richieste all’autore. Anche se la scrittura di “Siate liberi” è stata una passeggiata di libertà perché Maria Grazia Mazzitelli di Salani ha accompagnato la nascita del libro con la curiosità e il rispetto assoluti di una lettrice. 

Progetti editoriali per il futuro?

Cairo pubblicherà il mio prossimo romanzo. E’ ambientato in un ospedale oncologico. E’ la prima volta che accetto di scrivere una storia che sfiora così vicino l’ambiente dove lavoro come medico e comunicatore scientifico, è stata un’esperienza profondissima e appassionante. Anni fa l’avrei trovata rischiosa (inutile dire che una storia è frutto di fantasia, tanto c’è sempre chi si identifica eccetera), adesso sono libera. E’ rischiosa ma va bene. L’ho imparato da Veronesi. Siate liberi!

Daniele Dell’Orco

 

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(2) Readers Comments

  1. Pingback: parole molli una mattina | Il blog di MariaGiovanna Luini

  2. Bella intervista, bella presentazione laica seria ed equilibrata mi fa venir voglia di comprare il libro e lo farò.
    Libri di Veronesi ne ho già letti tanti, alcuni bellissimi altri meno, trovo queste parole

    ” Di Umberto Veronesi si può dire quello che si vuole, si può anche criticare per alcune posizioni scomode prese in passato, ma è l’uomo più tollerante, libero, evoluto che abbia incontrato. E ha aiutato centinaia di migliaia di donne con le cure che ha ideato e sperimentato.”

    giuste e profondamente vero, si possono fare critiche e ne sono anche state fatte, le conosco e sicuramente le conosce anche lui,
    ma Veronesi è sicuramente una delle menti più tolleranti ed evolute di questo paese, e a mio parere quando è stato Ministro della Sanità ha fatto molte scelte, alcune, mai abbastanza sottiolineate, di tale civiltà e laicità, che hanno fatto fare passi in avanti al nostro paese.
    Sono sicura che in questo libro c’è molto di interessante e non è solo per il professore,

    Molto vero quello che Maria GIovanna Luini scrive sulla differenza della promozione, come sul fatto che editori grandi possono non investire più di tanto
    Vero ( visibile dal percorso fatto) il rapporto da sempre forte della scrittirce con editori di ogni dimensione, che nasce dall’amore per i progetti.
    Mi pare un’evidenza di cui la sua storia racconta.

    Devo dire che sulla distribuizione, adesso, c’è un discorso da fare che è un po’ diverso per via della crisi catatrofica dell’editoria, anche quella visibile, anche quella ben distribuita, e del digitale che permette a tutti gli editori ( e ai self publisher) la stessa identica visibilità.
    Questa differenza c’è.
    Modifica i rapporti, c’è in alcuni “luoghi” del web, vendors monopolisti come Amazon, dove l’editore praticamente scompare, e allora, ancora di più, l’investimento di “passione” diventa importante.

    Mi piace tutto, di questo dialogo fra Maria Giovanna e Daniele, mi piace il titolo del libro,, mi piace l’allargamento del discorso a una complessiva riflessione su un percorso all’interno dell’editoria ( e mai come oggi la conoscenza dei percorsi è preziosa, perché l’editora è in tale cambiamento che sono tutti tasselli che servono per capire meglio)
    Mi piaccciono le promesse e le premesse.
    Anzi, ho appena visto che è ovviamente disponibile anche in eBook, e adesso lo scarico.
    Grazie per tutti gli spunti e la bella panoramica.

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