le interviste Rivista — 24 febbraio 2013

Intervista a Domenico Cocuzzi, autore di “Sofia – Il teatro della politica”.

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Ci piace immaginare una realtà diversa, ma non lo è mai troppo da ciò che possediamo. Per credere ad un sogno dobbiamo vedere almeno la piccola possibilità che questo non rimanga per sempre tale.

Quindi delle volte sembra inutile raccontare bugie o mondi paralleli, ciò di cui abbiamo bisogno è fatto della nostra stessa materia.

Domenico Cocuzzi è l’autore di “Sofia – Il teatro della politica”, un romanzo fanta-politico in cui si narrano alcune vicende politiche italiane nel, non lontano, 2015.

In un quadro autorevole e ironico viene inserita una storia che cattura molto la curiosità del lettore. Una misteriosa ragazza, forse appartenente al gruppo degli attentatori del presidente Silvio Berlin Pagliacci, getterà un velo d’ombra, d’intrigo e di speranza negli uomini che compongono il corpo del Leviatano.

L’ispirazione viene proprio da un panorama critico, come quello politico, senza andare troppo lontano da ciò che siamo e da ciò che l’uomo è disposto a compiere.

Questo perché ci piace immaginare, ma molto di più svelare la realtà.

1-“Sofia – Il Teatro della politica”, con il titolo del suo romanzo vuole indicare la spettacolarità e la finzione della scena politica italiana? Ci spieghi motivi della sua scelta.

Il romanzo, come idea, come mondo parallelo in cui far vivere personaggi e situazioni polito-sociali nasce nel lontano 1997.

M’interessava descrivere una realtà che già andava mostrando tutti i suoi lati più caratteristici. I personaggi si delineavano con estrema facilità, non vi era bisogno di esagerazioni fantastiche, bastava osservarli nel loro ambiente naturale. I temi dell’aggressività verbale, dello sproloquio senza senso, della menzogna reiterata, senza alcun pudore, stavano diventando quotidianità. Si assisteva impotenti ad uno spettacolo indecoroso, mentre gran parte della popolazione si faceva circuire da promesse, da smancerie, da atteggiamenti da bulli di periferia travestiti da machi ridicoli ed improponibili che impersonavano leader o meglio statisti di fama mondiale, senza nessuna vergogna del ridicolo.

Per stare sulla scena bisognava essere giullari, guitti, bisognava stupire ogni giorno di più reiterando accuse ed anatemi falsi fino alla nausea, trasformandoli in profonde verità solo perché ripetuti quotidianamente contro i propri nemici di sempre: i comunisti, le toghe rosse, la mancanza di potere degli organismi esecutivi, la costituzione,( ferrovecchio da gettare alle ortiche), finanche il revisionismo storico sull’antifascismo.

Lo spettacolo teatrale della politica è stato così assicurato per anni, peccato che nulla è gratuito, lo abbiamo pagato forse molto caro e lo stiamo pagando ancora.

Sofia, il nome evoca il contrasto, la contraddizione, l’alternativa, l’opporsi al metodo della assuefazione.

2- Da dove nasce l’intenzione di scrivere sul futuro politico italiano?

Prefigurare un futuro possibile è come al solito un esercizio difficilissimo. La conoscenza profonda del passato, il suo misurarsi con la storia antropologica del contesto, determina per sé un ventaglio di scelte per il possibile evolversi delle situazioni analizzate.

Ho restituito valenza alle parole in libertà, profferite nella realtà dai diversi personaggi del romanzo, tutti riconoscibilissimi. Ho ricostruito un mondo agognato e desiderato nelle farneticazioni antidemocratiche degli attori politici più attivi e frenetici. Un mondo fatto di questuanti, di petulanti dietro il loro ipertrofico leader, alla ricerca continua della gratificazione, della auto acclamazione, della auto considerazione, di una corte di imbecilli osannanti.

Gli argomenti non sono mai mancati: dallo statista più grande della storia, al play-boy più affascinante di sempre, dalla persona più colta e laboriosa del mondo, al barzellettiere ed intrattenitore di sempre, dal più grande economista, al comunicatore più combattivo ammaliatore di serpenti

3- Quali sono gli eventi fondamentali del romanzo?

Gli eventi fondamentali del romanzo sono un pretesto narrativo. L’attentato iniziale sarà circondato da un mistero irrisolto, è stato reale o anch’esso è una invenzione? Gli eventi che si succedono ripropongono un teatro dell’assurdo dove i lacchè di sempre fanno a gara nel mettere in mostra la loro devozione, il loro prostrarsi pubblicamente in manifestazioni di assoluta abnegazione all’amore per il loro padrone, con un occhio attento a sfruttare ogni possibile cambiamento, a lucrare su ogni possibile modificazione di una realtà data per scontata ed inalterabile.

Parallelamente emerge un mondo diverso che si contrappone alla deriva autoritaria, che reagisce anche violentemente alla prepotenza ed alla arroganza. E’ un mondo che stenta ad emergere, in parte perché arroccato intorno ad una difesa di piccoli spazi lasciati inopinatamente aperti, in parte perché defluiti verso risposte violente che cercano di contrastare l’illegalità della norma con l’illecito dell’azione.

4- Il presidente Silvio Berlin Pagliacci, dopo essersi risvegliato dal coma causato da un attentato, dimostra un delirio di onnipotenza. Come deve essere interpretato?

La personalità che si evidenzia dopo il risveglio è quella reale. Non vi è nessun delirio di onnipotenza, è semplicemente la sua indole che emerge con maggiore vigore. Nonostante la sua condizione di paziente, in via di guarigione, avverte la prepotente volontà di governare ed asservire tutto quello che lo circonda. E’ sensibile solo alla adulazione spinta, come tutti i vanagloriosi, avrebbe la velleità di governare il mondo, se solo gli dessero l’opportunità di farlo, potrebbe disporre delle esistenze di milioni di persone con gratuita non chalance, forse l’unica cosa che lo spaventa è la mediocrità. Anche la sua sbandierata ricchezza non è altro che l’elemento determinante del suo insostenibile successo.

Il romanzo non ha velleità psicoanalitiche, non analizza i comportamenti, evidenzia il già conosciuto, non si chiede se sono precostituite le situazioni linearmente e coerentemente definite all’interno di un disegno che potrebbe essere criminoso. E’ volutamente superficiale, affidando ai dialoghi ed alla contrapposizione col medico curante l’emergere delle contraddizioni sia concettuali che semantiche.

Non credo ci debba essere uno schema interpretativo, bisogna solo fruire della forma in cui si pone e come lettore-fruitore, scevro da pregiudizi ed ideologismi, verificare la piacevolezza o meno della narrazione.

5- Che ruolo ha l’ironia in questo romanzo?

L’ironia o il sarcasmo e la satira sono figure retoriche utilissime per mettere in evidenza aspetti e situazioni decisamente beffarde, trattando così temi e condizioni con un tono di leggerezza, cercando di sorridere della tracotanza, della arroganza, della presunzione, della pochezza. In questa logica vi è un abuso dello stile ironico esagerando la rappresentazione dell’universo mondo in cui si agitano i personaggi politici della realtà.

Ben più misero sarebbe stato il risultato se gli stessi personaggi fossero trattati stereotipati e neutri rispetto alla loro miseria culturale. Immaginate, ad esempio, uno Scilipoti preso in considerazione con stile accademico e paludato nel politically correct, avremmo snaturato anche la sua esuberanza, il suo modo di essere, avremmo reso una operazione falsa, non corrispondente al vero. A volte il ricorso a queste figure retoriche ridetermina la giusta collocazione nel teatro delle rappresentazioni reali, ridefinisce l’esegesi dell’estetismo puro in contrapposizione all’ipocrisia della ragione.

6- La figura di Sofia, ragazza appartenente al gruppo degli attentatori, si contrappone al delirio degli altri personaggi. Che ruolo svolge nella storia?

La figura di Sofia è centrale nella economia del romanzo. L’autore ama il suo personaggio al punto di far coincidere tutti gli elementi catartici, sia personali che politici. Essa è il divenire di una storia rarefatta che si sviluppa dal suo specifico fino ad abbracciare la società in cui vive, il mondo. Ogni tema assume un suo significato politico dove la simbologia del cambiamento è prioritaria . E’ metafisica dei sentimenti, nel tentativo di superare l’instabilità, la mutevolezza, concentrando l’attenzione su tutto quello che è considerato necessario, assoluto, ridefinendo le strutture fondamentali dell’essere.

E’ la sconfitta del nulla nella trascendenza e nella immanenza del farsi storico, della rivoluzione continua.

Inconsapevolmente dinamitarda, terrorista nella definizione giuridica della norma, protetta contrariamente ai suoi desiderata, alla sua volontà, ma protetta da cosa? O da chi?

E’ una perla avvolta nel suo grezzo involucro coriaceo e fuorviante.

Alcune volte l’ambiguità è la chiave della comprensione. E’ ambiguo il club privè “ Andrè Breton” , ma nello stesso tempo è il tempio della massima espressione dell’amore senza compromessi. E’ ambigua la promiscuità di una comunità variopinta, ma nellos tesso tempo è il superamento dell’anomia, dell’atomizzazione. E’ ambiguo sapere o di non sapere di essere semplicemente pedine di un gioco dagli scopi incerti, ma nello stesso tempo è un risvolto positivo dell’appartenere, del socializzare.

Anche la femminilità fa parte di questo essere ambiguo, è come se il nascondersi dietro l’avvenenza, la fragilità, la leggerezza dei modi e dei toni, non potesse far emergere una forza interiore impareggiabile, una forza di volontà insuperabile, un contrasto vero e deciso, perché sofferto, verso tutte le violenze.

7- Le vicende toccano un punto delicato della nostra società se non le basi stesse di essa. Quale effetto, spera, avranno sul lettore?

Immaginare che un libro, ( nelle ipotesi più rosee sarà letto da qualche centinaio di lettori), possa avere un effetto sui destini della nostra società è puro velleitarismo. Non è questo lo scopo, credo opportuno limitarlo alla piacevolezza della lettura, all’interesse puro per dei fatti che avrebbero dovuto essere fantapolitici e si sono trasformati con il passar del tempo in una cruda realtà, travalicando così ogni possibile creatività artificiosa. Purtroppo le vicende s’incuneano, con la loro comicità e tragicità insieme, nel contesto dei nostri rapporti sociali. Umberto Eco, qualche anno fa’, scrisse un divertentissimo libretto “ Diari minimi” dove immaginava il nostro mondo, ormai distrutto, riscoperto da una delegazione di alieni. Nel loro girovagare sul nostro pianeta riportano alla luce reperti di una umanità ormai scomparsa, così che assumono il sapore di pezzi pregiati da preservare per l’eternità, pur essendo paccottiglia senza nessun conto ed importanza. Le affermazioni bugiarde e roboanti del Pagliaccio di turno assumeranno valore ed importanza solo fra qualche migliaio di anni, saranno allora considerate dagli archeologi alieni pezzi di inestimabile valore, nella comprensione del pensiero deteriore dell’umano politico, autonominatosi il più grande statista di sempre. Oggi fare la tara ai pronunciamenti ripetuti dalla pletora degli osannanti è cosa difficile ed impervia. Non si tratta di interpretazioni teoriche su alcuni aspetti ad esempio dell’economia: la funzione della spesa pubblica e della finanza, il rapporto moneta/ beni nei principi Keynesiani. Si contesta l’ oggettività nelle materie in esame. La spiegazione è sempre la stessa, semplicistica: avendo poteri e capacità di muoversi liberamente senza ostacoli nel governo dello stato, tutto sarebbe stato risolto nel migliore dei modi possibili, nell’interesse dei cittadini. Gli ostacoli frapposti dalla Costituzione, gli amici/nemici alleati, le ingerenze della Magistratura, della Consulta e del Capo dello Stato non hanno mai permesso il dispiegarsi della genialità propria del nostro Pagliaccio. E così, a malincuore si è rifugiato nel suo privato, traendone gioie ed interessi negati dall’attività pubblica. Sembrerebbe che ogni vent’anni circa il nostro beneamato popolo s’innamori di un dittatorello da strapazzo, che sbraitando sfracelli e promettendo il paese delle meraviglie, riesce ad irretire le coscienze ed a carpire le volontà inespresse, per poi lasciare baratri incolmabili, impossibilità di procedere nell’ammodernamento delle strutture democratiche su un piano di equità e di progresso.

8- Con quale punto di vista vengono esposti i fatti?

Il punto di vista in cui vengono esposti i fatti è quello del disincanto. Si è cercato di analizzarli da un punto di vista oggettivo, pur non potendo tralasciare commenti, estorti dalla tracotanza e dalla prepotenza della imposizione autoritaria. Come si fa a rimanere neutri e distaccati quando si costringe l’intero parlamento a certificare che una signorina si è autonominata, o è stata nominata, nipote di Mubarack a sua insaputa, giustificando così un intervento illegittimo del Capo del Governo per nascondere ben altre verità che speriamo i processi in corso riusciranno a chiarire definitivamente. Come si fa a rimanere neutri e distaccati quando l’impegno centrale dell’attività di Governo per anni viene orientato alla emanazione di leggi ad personam, per disarticolare, processi e procedimenti in corso proposti da altri organi autonomi della nostra squinternata democrazia? Purtroppo il disincanto si trasforma inevitabilmente in ingenuità palese. La realtà soffoca la pur vivida fantasia, senza attenuanti, è come dire “ l’avevo pensato per gioco ma non avrei mai immaginato che si potesse arrivare a tanto.” Il libro immagina la creazione di cloni che ripercorrono le gesta del nostro condottiero, idea che pensavo decisamente fantasiosa. Ma il nostro in una recente intervista alla TV LA7, rivolgendosi al conduttore della trasmissione lo apostrofa in questo modo: “ Ma lei è sicuro di stare intervistando il mio originale? Potrei essere un clone di me stesso, un replicante che mi sostituisce in tutto le noiosissime incombenze.”

9- Perché ha scelto un personaggio femminile, Sofia, come chiave della storia?

Il personaggio femminile, Sofia, è la chiave ed il motore della storia. E’ l’alterità più evidente, il contrasto più netto. Non poteva che essere una donna, ed una donna complessa, con le sue contraddizioni, ma certamente coerente e determinata. Sofia rappresenta l’opposto della donna immagine, contorno imbellettato, oggetto esclusivo di desideri confessabili nelle caserme, con la volgarità e l’ignoranza del maschio possessore e dominante.

10- “Almeno nella finzione di una realtà inventata, fai vincere la nostra schiatta, fai vincere i perdenti di sempre, che ti costa? Non è altro che un tratto di penna”. L’epilogo sarà speranzoso?

Purtroppo non siamo ancora all’epilogo. La conclusione del libro apre le porte ad una nuova storia che si va concludendo in questi giorni, svela i misteri accennati nel primo libro, porta alla scoperta di nuovi personaggi essenziali nel racconto. Spero si possa concludere nel modo sperato, liberando il paese da un equivoco, da un incubo, dai saltimbanco, dagli ossessivi lacchè. 

La scheda completa del libro è visionabile qui

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