Concorso Buk — 22 gennaio 2014

C’era una volta il febbraio dell’anno 2010.
E c’era una donna sposata, infelice, vessata, e abbastanza delusa dalla vita dei suoi 45 anni precedenti.
Era una donna che per evadere dalla sofferenza che la opprimeva, ogni tanto girava qua e là nell’universo telematico, così, tanto per non pensare, e staccare un tantino dalle seduzioni della depressione.
E scriveva pure, per far sentire la sua voce e assicurarsi di esistere ancora.
E qualcuno leggeva quello che scriveva.

Poi un giorno riceve un messaggio, una proposta di collaborazione, e accetta.
E qualcuno la ringrazia, simpaticamente, in maniera non troppo formale ma molto gentilmente.
Poi quella donna, per il gusto di scrivere, butta giù una cosa molto spontanea, per un ipotetico libro, e la fa leggere a chi di dovere.
E lui apprezza quella spontaneità, e la curiosità di entrambi li spinge a scambiarsi carinissimamente dei messaggi per raccontarsi amichevolmente delle proprie vite.

Messaggio dopo messaggio si va un po’ più a fondo, e arrivano anche delle immagini di quelle vite. Volti sconosciuti che ancora non si riconducono a persone reali, ma che ispirano simpatia e rendono lo scambio un po’ meno virtuale.

In tutto ciò quelle persone continuano a vivere le loro vite, giorno dopo giorno, con i loro turbamenti, i loro drammi, o semplicemente i loro piccoli problemi.
C’è chi lotta di più, chi quotidianamente deve affrontare l’inaffrontabile, chi si sente in un vicolo cieco, e chi non sa più quello che vuole.
E ci si continua a scrivere per farsi compagnia.

Poi quella donna, quotidianamente esasperata, decide d’impulso di sfogarsi, perché sente che può farlo. E lo fa, senza preoccuparsi delle conseguenze, semplicemente premendo un tasto.
E fa bene a farlo, perché trova una risposta adeguata.
E gli invii e le risposte si susseguono, naturalmente, day by day, perché aiutano, molto. E fanno stare bene.
Ci si conosce sempre di più, ci si capisce sempre di più, si partecipa sempre di più.
E i lacci si stringono, sempre più forte. Perché si sente quello che si sente.
C’è simpatia, poi connessione, poi affinità, poi comprensione, poi complicità, poi empatia, poi disponibilità, poi fiducia, poi partecipazione e condivisione.
C’è affetto. Attrazione d’anima.

Quella donna continua a vivere le sue tragedie quotidiane, ma non va più a sbattere nel buio, perché una luce nuova, diversa, rischiara un po’ il tutto.
C’è qualcuno ‘di là’, ma non ha un volto vero, non ha una voce vera. E’ solo qualcuno che c’è, e non è più come quando non c’era.
Però questo qualcuno è diverso dai soliti qualcuno. E’ un qualcuno Qualcuno. Che ha delle cose in più, che tutti dovrebbero avere, ma che non sono mai scontate.

E queste cose in più sono accattivanti, ed è accattivante percepirle, ed è accattivante che si riesca a percepirle attraverso lo schermo di un pc.

E poi questo Qualcuno sa farsi amare.

Forse è quel tipo di qualcuno che avresti voluto al tuo fianco, pur con tutti i suoi difetti, le sue debolezze e instabilità. Ma con quella marcia umana in più che fa la differenza.

Forse è quello a cui hai sempre aspirato, quello che si sogna ma che realisticamente si lascia nel cassetto dei sogni. Quello che non sarà mai, ma che dovrebbe essere.

Per quella donna è quel Qualcuno al quale avrebbe voluto voler bene, e al quale augurare ogni bene.
E lo diventa, per quello che può, per il bene che può volergli attraverso lo schermo di un pc.

Il bene parte da dentro, e non contempla quello che c’è fuori.
Il bene ama quello che c’è dentro e la maniera stupenda in cui viene fuori, e si vede fuori.

Quella donna non ha mai visto, concretamente.
Non ne ha bisogno, ha già ‘visto’ abbastanza.

Poi quella donna una mattina vede.
E’ una donna che, da troppo tempo, non ama e non è amata, non accarezza e non è accarezzata, non coccola e non è coccolata, non abbraccia e non è abbracciata.
E’ una donna che crede nell’amore di testa, di cuore e di corpo. E che vorrebbe qualcuno che li contempli tutti e tre, proprio come lei.

E quella mattina, già sa, prima di vedere, che farà quello che farà.
Sa che non ne avrà il diritto, sa che non sarà corretto, sa che non sarà onesto. Ma sa che lo farà lo stesso.

E lo fa, ma non sta nella testa di quel Qualcuno, e non sa quel Qualcuno come reagirà. Ma lei non pensa, lo fa e basta.
E’ solo sensazioni. Quel qualcuno ha un calore, un odore, un cuore che batte, due braccia che avvolgono, un corpo che vibra.
Ed è il suo Qualcuno, quell’anima che adesso ha anche un corpo.

E poi  cammina, si volta, muove la bocca , agita le mani, indossa gli abiti, parla, sorride…
E’ bello dentro, è vero. Ma non è male neanche fuori. Non è la perfezione, ma è qualcosa di più. La perfezione non ha fascino, lui si. A modo suo, che è anche meglio.

Ed è bello stare insieme, anche se è difficile.
Lui è tutte quelle cose che si sono scritti, che si sono raccontati, che hanno condiviso.
Lui sa tanto di lei, e lei di lui. E questo li unisce.
Ma non è abbastanza, sono su due piani diversi, e partono su due treni diversi.

Lui torna a casa, contento, emozionato, forse un po’ turbato, ma non più di tanto.
Lei torna a casa, felice di averlo e disperata di non poterlo avere.

E a casa si strugge, piange ogni tanto, lo pensa spesso, lui le manca.
Glielo scrive qualche volta, ma non vuole che lui si preoccupi troppo, perché le piace pensarlo sorridente.

Lo vorrebbe toccare ancora nel corpo, ma ciò che conta davvero è continuare a toccarsi nell’anima.
Ma il corpo a volte si lamenta, e chiama.

Passano alcuni mesi, difficili ma comunque belli perché vissuti ancora ‘insieme’.
C’è il desiderio di rincontrarsi, c’è l’occasione, ci sono i dubbi. Ma lo si fa.

A lui fa piacere, lei è felice.
Lui ha una moglie a casa, lei ha soltanto lui e quello che lui può darle, che va sempre bene.

Sono insieme, alla fine, soli, abbracciati.
Lei è stata male, ma ora sta bene, grazie a lui, e vorrebbe solo continuare a stare bene.
Lui pure, vorrebbe, però non può, o non vuole.

Lui è  affetto, dolcezza, tenerezza…e calore.
Lei va a dormire col fantasma di tutto ciò, non dorme, è spaventata dal suo dolore.

Si lasciano, ma in realtà non si lasciano. Sono più vicini che mai, a 500 chilometri.

Lui è presente, molto preoccupato, vicino, confuso.
Lui ha paura, di quello che è stato e di quello che non è stato.

Lei è delusa, un po’ amareggiata con la vita, incredula, sola.
Lei chiude gli occhi e rivive il bello, piange e rivive il brutto.
Va a dormire la sera, e il dolore morde e la sveglia.
Si sveglia la mattina, e l’amore la riempie e le da la forza di alzarsi.
Giorno dopo giorno…

Continuano a viversi ogni giorno, perché è come il respirare, non si può evitare.
Si scrivono, qualche volta si parlano. E poi, si ‘vedono’.
E ‘vedendosi’, si ricordano ancora di più di quanto si vogliono bene, e di quanto è bello stare insieme, a volte.
E ‘vedendosi’ si rendono conto di quanto è brutto non poter usare tutti e cinque i sensi quando si ‘incontrano’.
E se lo dicono, a modo loro, scherzando, ironizzando, facendo i seri qualche volta.

A lui fa piacere, è intrigante, è coinvolgente, è appagante.
Lei si sente un po’ più vicina, anche se è tutto finto. E’ felice.

Poi lui le scrive delle cose, e lei ne scrive altre. E ognuno sa quello che fa.

E così si rincontrano. Prima no, poi si, poi si ma però.., poi ma si va bene.
Sono contenti tutti e due e si vogliono sempre bene.

Poi stanno insieme, un po’ a disagio, un po’ impauriti, un po’ emozionati, un po’ preoccupati.
Poi si separano, ma lui arriverà presto, domani.
Lei è sola, persa in città, troppo sveglia, confusa, disorientata.
Lui…pensa. Troppo, o forse troppo poco. Non c’è ma si fa attendere.

Lei dorme poco.
Lui dorme male.

Lei si alza, si prepara per il giorno che arriva, e non pensa più a niente.
Lui si alza, non è pronto per il giorno che arriva, ma non ci pensa.

Loro si vedono, si sorridono, si abbracciano, e poi si confondono e si sbagliano.
Lei fraintende lui, lui fraintende se stesso.
Poi si tirano su, si vestono ed escono. Insieme.
Si vogliono sempre bene.

Lei torna a casa, si rifiuta di capire e di accettare quello che già sapeva.
Lui torna a casa, la colpa per ciò che ha fatto non gli fa capire il senso del danno per ciò che non ha fatto.

Lei soffre, si incazza, si rammarica. Si spegne, un po’.
Lui è tutto per i suoi sensi di colpa, e il resto viene dopo.

Sono ancora vicini.

Poi lui rimuove, si sposta, si distanzia, filtra. E manca. Per forza di cose.
Lei si spegne del tutto e non ‘suona’ più.
E qui comincia il peggio, che non si può proprio raccontare. Troppo tecnico.

Ma l’amore è amore. E si vogliono sempre bene.

( non c’è finale…)

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