Approfondimenti Rivista — 31 gennaio 2014

Le parole assolute, come ‘illimitatezza’, ‘eternità’, o ‘infinito’, ci fanno cadere in una sorta di panico ancestrale ogni qual volta le sentiamo citare, e questo prima ancora di inquadrarne il contesto. Non essendoci abituati, certi concetti generano in noi (soprattutto se siamo dei predigitali nati prima degli anni ’80) una certa diffidenza. E questa deformazione riguarda anche le cose positive, sia chiaro: se ci troviamo ad avere a disposizione una gamma di scelta di qualcosa di nostro interesse senza scorgerne un punto finale, ci sentiamo smarriti. Ma non dovremmo sentirci come fossimo sperduti nello spazio. Così, ritengo che i timori generati dalla nuova possibilità di scaricare un numero illimitato di libri in streaming sia uno scoglio del tutto immotivato. L’eccesso di scelta non ha mai costretto nessuno a sorbirsi alcunché che non gli andasse, e se qualcuno non è in grado di operare una selezione preventiva, ci sono persone o siti che possono consigliare in base al temperamento che il lettore possiede. Il costo è molto limitato, perché anche per i libri su streaming si sta avverando quello che era già avvenuto col Neflix per film e telefilm. Tutto a portata di mano per una cifra irrisoria. L’articolo di ComingSoon.it che riporta la notizia pone un problema di disponibilità temporale. Effettivamente resterà materialmente impossibile guardare tutto ciò che vorremmo, e se è vero che questa idea la accettavamo tranquillamente quando c’erano solo librerie e sale cinematografiche, adesso, con il fatto di non riuscire a fruire di qualcosa che ci arriva praticamente in tasca, ci troviamo costretti a guardare in faccia tutti gli alibi che ci eravamo creati per nascondere a noi stessi la nostra pigrizia. E comunque, come detto, sono scrupoli da rimuovere, in quanto è assolutamente normale che nessuno abbia tutto il tempo necessario per poter fruire di tutto ciò che apprezza.

Ma non vi è dubbio che un fatto del genere abbia una funzione psicologica non di poco conto: non sempre siamo consci della nostra gerarchia di gusti, e lo streaming letterario ci chiarirà sicuramente quali sono le nostre priorità in un modo talmente costrittivo da diventare automatico. Spinti da questo stimolo, forse leggeremo più di quel che avremmo letto altrimenti. Poco fa parlavamo di funzione psicologica, e si può dire con certezza che questa sarà propria solo dello streaming letterario, dato che per selezionare cose più brevi quali musica o film ci vuole molto meno impegno e analisi di se stessi.

Però, dopo avere smitizzato i principali capi d’accusa di questo sistema, devo ammettere che ci sono due risvolti della medaglia: tanto per cominciare, ogni catalogo sarà limitato nel tempo e non vi sarà modo di scaricare definitivamente alcunché che possa permanere oltre i limiti del contratto. Ciò vuol dire che la scelta dovrà essere veloce, e così, possibilmente, anche la lettura. Sulla velocità della scelta, come detto, basterà abituare noi stessi a capirci fino in fondo nelle nostre preferenze, e si farà di necessità virtù. Per quanto riguarda la rapidità con cui bisognerà consumare quelle pagine digitali, beh, lì il discorso è più frustrante: c’è chi, come me, è estremamente lento nell’assaporare ogni possibile sfumatura di una frase, conferendo nella mente dei tempi ideali ai dialoghi tra i personaggi, senza fretta. C’è chi pregusta, o chi rallenta nel finale perché gli dispiace che la storia stia per finire. È questo il vero, e direi l’unico, lato spoetizzante della letteratura elettronica da portale. Un libro di carta, perlomeno, non ti darà mai nessuna fretta.

L’altro risvolto negativo è che in base alle tue scelte i gestori dei portali avranno accesso ai tuoi dati per poterti poi fornire dei “consigli mirati” sulle prossime letture; l’intento è chiaro e comprensibile: vogliono non farti smettere di usare gli e-book con loro ed è lecito. Tra l’altro, i loro consigli potrebbero davvero rivelarsi utili per la scrematura. Ma ecco che riaffiora la tipica, dannata, diffidenza di chi è nato prima degli anni ’80, e mi rivolgo direttamente a chi ha stabilito la cosa: non è che per caso mi manderete una valanga di pubblicità che nulla c’entra con la letteratura? E come saranno custoditi i miei dati? Tutto questo ve lo sta dicendo una persona non particolarmente fissata con la privacy, ma che certi limiti li ha ben presenti in testa…

Giovanni Modica

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