News Rivista — 16 novembre 2012

Si è svolto ieri a Roma, all’interno del Teatro Eliseo, l’evento organizzato dal Sole 24 Ore, “Gli Stati Generali della Cultura”, promosso da Accademia Nazionale dei Lincei e Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Hanno partecipato attivamente personalità autorevoli come il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dei ministri Profumo (Istruzione), Ornaghi (Cultura) Barca (coesione territoriale) e Passera (Sviluppo Economico) e esponenti del mondo delle istituzioni, della cultura e dell’economia: 8.000 persone hanno seguito l’appuntamento, di cui più di 7.000 in diretta streaming sul sito IlSole24Ore.com e oltre 1.000 all’interno del Teatro Eliseo.

Tra le conclusioni che sono emerse in tema di cultura e futuro, è interessante quella elaborata da Pier Luigi Sacco, docente di economia della cultura allo Iulm di Milano.

Secondo Sacco, la produzione culturale italiana starebbe perdendo incisività a livello globale.

Quasi ovunque nel mondo, la dinamicità della produzione culturale è direttamente proporzionale al livello di riconoscimento sociale che ottiene. L’attenzione da parte dei media, l’elevata considerazione da parte delle istituzioni e quindi il sostegno che gli dedicano contribuisce alla costruzione di un’eccellenza nazionale da poter esportare all’estero. Evidentemente, i tagli apportati da quasi tutti i governi politici degli ultimi vent’anni al settore della cultura, sono un netto segnale di una scarsa considerazione della cultura in questo senso. E ovviamente la considerazione della produzione culturale nostrana ne risente. Altro limite che da questo sistema scaturisce, è che la domanda riguardante l’industria culturale italiana è prevalentemente interna. Dal punto di vista economico, il fatturato del settore risente maggiormente di un’internazionalizzazione insufficiente, e rispecchia la situazione di crisi in cui versa il Paese.

Conclude Sacco: “Diventa quindi essenziale avviare un nuovo ciclo di sviluppo strategico della nostra industria culturale e creativa nel suo complesso se si vuole poter cogliere le opportunità per il sistema Paese in uno dei pochi macro-settori in cui ci viene ancora riconosciuta una potenziale leadership a livello globale…”.

Daniele Dell’Orco

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