le interviste — 10 novembre 2014

teq

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Acquista

Iniziamo dal titolo: perché “Tequila suicide”?

Questa è stata la parte più difficile, credo di aver cambiato qualcosa come una decina di titoli. Una sera ero a bere in un locale col mio fidanzato e i suoi amici, ma non stavo partecipando alla conversazione perché ero tutta presa da questa tragedia del “libro senza nome”. All’improvviso lui ha detto “Avete sentito parlare del Tequila Suicide?” e ha spiegato che cos’è. Si tratta di una specie di gioco che si fa quando si beve la tequila, solo che invece di berla normalmente, ci si spruzza il limone nell’occhio e si sniffa il sale. Insomma, un vero suicidio! Questo nome mi è sembrato parecchio dinamico, e così ho pensato di usarlo. Ci sta a pennello, perché può essere una metafora del comportamento di Gideon, che si fa del male per gioco, stupidamente e senza rendersene conto.

Ci introduce brevemente la trama?

Dico sempre che questo libro ha due trame: quella esterna e quella interna. Affronta tematiche pesanti come l’abuso di droga, la solitudine e la sessualità, attraverso le vicende di Gideon Kelta, ragazzo ricco e straviziato, che però si inizia a fare un sacco di seghe mentali finché non si rovina la vita con le sue mani. Vuole fuggire dalla sua situazione, dimostrare di non essere un rammollito che vive con i soldi della madre e le cure del suo ragazzo, ma lo fa nel mondo peggiore, finché non perde tutto quello che ha. Questo è quello che si vede all’esterno. Ma poi c’è qualcosina di più. Si tratta anche della storia di un personaggio che vuole cambiare il suo ruolo, ma nel momento in cui lo fa, anche i ruoli degli altri impazziscono, finché non si ritrovano a vagare nella trama senza sapere chi realmente sono. Chi è il buono, chi è il cattivo? Solo alla fine, quando ognuno torna al suo posto, la trama può ricominciare daccapo.

La realtà sociale in cui è ambientato il suo libro è ispirata a esperienze vissute direttamente da lei? In altre parole, quanto c’è di autobiografico in quest’opera?

Anche se lo nego, ormai se ne sono accorti tutti i miei lettori, quindi sarò sincera: c’è molto di autobiografico. Vengo da un posto in cui il traffico di droga ha il potere di insinuarsi anche dove non lo si direbbe mai: ecco perché parlo di questo ragazzo che ha tutto, ma che nonostante sembri essere inserito in un ambiente prestigioso, abbia conoscenze poco raccomandabili. La droga, la morte, i pericoli sono a un palmo dal nostro naso e non se ne accorge nessuno, nemmeno la madre di Gideon. Ho voluto raccontare quello che ho visto, ma anche quello che ho provato sulla mia pelle, ma su questo ancora non mi sento di essere molto esplicita.

Quanto è stato difficile mettersi nei panni di uno studente universitario omosessuale per raccontare questa delicata fase della sua vita?

In realtà è stato molto più facile di quanto pensassi. Anche se non si direbbe, sento molto viva la mia parte maschile, forse più di quella femminile. Diciamo che in me ci sono due anime, quella molto delicata e romantica, che è la prima che ci percepisce, e quella terribilmente rude, proprio come Gideon. Invece, descrivere le scene di sesso omosessuale mi è costato una faticaccia, mi sono dovuta travestire da uomo e andare a spiare in “quei” locali, e questa non è stata la parte più scabrosa! Mi ci è voluta una vera e propria ricerca di mercato. Cosa non si fa per la cultura!

L’influenza di Noah su un ragazzo che cerca di trovare una stabilità può somigliare alla figura di un “diavolo tentatore”?

Sì, perché in effetti diventa coprotagonista della fase più degradante della vita di Gideon. Quando decide di trasferirsi da lui, è un po’ come se stesse vendendo la sua anima al diavolo. Se prima voleva sfuggire all’oppressione di Timo, in con questa scelta sprofonda nell’abisso di una nuova dipendenza, stavolta però molto più distruttiva.

Qual è il messaggio che vuole inviare attraverso il suo libro?

Oltre ad essere un libro di denuncia, che ho scritto soprattutto per far conoscere alla gente una realtà di cui pochi hanno il coraggio di parlare, voglio che chi lo legge rifletta su quanto è importante apprezzare la vita e ciò che ci può offrire, e che spesso abbiamo sotto gli occhi una felicità di cui non ci accorgiamo, e che tendiamo a distruggere con le nostre mani.

C’è un “lettore tipo” di una storia come questa?

Quando l’ho scritto ho pensato che mi sarebbe piaciuto avere lettori di età varia, e per fortuna è stato così. Nonostante il target sia 18-25 anni, per fortuna tra i miei lettori ci sono anche persone adulte, con cui ho avuto modo di confrontarmi, conoscendo un punto di vista diverso dal mio.

Quali difficoltà ha incontrato verso la pubblicazione da scrittrice esordiente?

Sono stata molto fortunata, ho avuto la possibilità di pubblicare con SensoInverso Edizioni quasi subito. Ho iniziato a inviare il manoscritto a molte case editrici a gennaio, e a marzo ho avuto subito la proposta di pubblicazione. Le vendite sono state maggiori del previsto e tutto si è svolto in breve tempo, anche grazie al web e al passaparola dei lettori. E devo anche dire che il personale della casa editrice è molto efficiente nel lavoro, sono soddisfatta al centro percento, perché fino a un anno fa non avrei mai immaginato di riuscire a pubblicare, tantomeno di avere questo successo!

Quali sono i progetti per il futuro?

Per quanto riguarda la scrittura, esiste un altro romanzo, un horror psicologico, che ho scritto prima di Tequila Suicide, e che andrebbe rispolverato. Penso che lo farò uscire appena posso, perché sono impegnata su più fronti. Penso che sarà il mio ultimo libro, perché poi vorrei addentrarmi nel mondo della sceneggiatura, imparando proprio a tradurre questi due libri in delle miniserie per il web. Diciamo che segmento la mia vita in piccoli progetti, che mando avanti parallelamente agli studi di cinema, moda e pubblicità.

Share

About Author

scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Non sono riuscita a leggere questa intervista a causa dello spam e delle pubblicità che si aprono dopo pochi secondi dal click sulla pagina. Ed ho provato in tutti i modi.
    Sono piuttosto seccata in quanto cerco di saperne di più su questo romanzo e questa autrice ma, purtroppo, il sito è impostato *malissimo* ed è impossibile leggerne l’intervista.
    Delusa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.