Approfondimenti Rivista — 04 gennaio 2013

L’immediatezza di un gesto semplice spesso rapisce il pensiero.

Un attimo di piacere, una sensazione dopo la quale potrebbe svanire una realtà ormai fatua, uno smarrimento sensuale e trepido, un brivido che corre dietro la schiena, solleva la testa e fa chiudere gli occhi. Tutto il corpo si concede disposto a perdere i contorni che lo definiscono. In questo modo l’istintività di un gesto semplice ci persuade.

Solo il tempo rimane ad ostacolare un’emozione che ha la vanità del sogno, ma la capacità di rapire la carne. E così mangiamo lo strascico lungo delle ore. Consumiamo quel fuoco incuranti che la semplicità ha il difetto di durare poco e poi lascia spazio alla stupidità di una debolezza.

La facilità e il tempo sono inversamente proporzionali (all’aumentare della semplicità diminuisce il tempo); questo rapporto viene utilizzato in qualsiasi operazione funzionale per l’uomo e quindi anche per l’organizzazione della sua vita. L’ergonomia degli strumenti infatti ricerca proprio l’equilibro tra le parti per renderli utilizzabili.

Una calcolatrice per fare velocemente i calcoli, un computer per abbattere problemi di spazi e modi, un telefono cellulare per essere sempre reperibili.

Grazie a questi mezzi l’uomo è riuscito a eliminare dei passaggi obbligati e dispendiosi impegnando la propria energia in progetti più creativi e fecondi.

L’immediatezza e la semplicità degli strumenti permettono anche di mantenere alta l’attenzione. L’esempio più palese e moderno è rappresentato dai siti web. Qualora le informazioni fossero troppo difficili da reperire l’utente abbandona immediatamente la home, senza perdersi nei meandri delle complicazioni. O ancora il digitale ha inciso sulla lunghezza degli articoli.

Il mondo intorno a noi sembra essere progettato da un uomo intelligente, ma pigro. La prima qualità gli è servita per strutturare le cose intorno a lui in funzione però del secondo “difetto”. Peccato che la pigrizia fisica si sia emancipata, ed è divenuta pigrizia mentale. Non ci si pongono più gli interrogativi riguardo l’origine e la forme di una realtà perché ciò che interessa è solo quello che coincide col nostro tempo.

Qualche settimana fa è apparso su La Lettura del Corriere della sera un articolo di Roberta Scorranese in cui riporta le parole di Vittoria Gallina, pedagogista, docente alla Sapienza e autrice di ricerche sull’analfabetismo funzionale: “Molte frasi metaforiche non sono di scontata comprensione e il motivo è questo: più la frase è di senso compiuto e più si fa fatica, perché siamo assuefatti a semplificare, ridurre, appiattire”.

In occasione della Conferenza sul tema della “literacy”, tenutasi a Nicosia nel Settembre 2012, è stato presentato il rapporto finale del lavoro del Comitato di esperti nominato dalla Commissaria Androulla Vassiliou nel Febbraio 2011. L’intento era quello di identificare gli strumenti utili ad innalzare il tasso di alfabetizzazione dei paesi europei. Un quindicenne su cinque e 75 milioni di adulti non hanno abilità di base in tema di lettura e scrittura.

Le persone con scarse capacità di lettura sono coloro che riescono a comprendere il testo solo nella sua informazione principale o a stabilire una correlazione semplice. Per assicurare la comparabilità tra gli Stati membri dell’UE il parametro di riferimento identifica le persone con difficoltà di lettura sulla base delle definizioni usate nell’indagine del Programme for International Student Assessment (PISA) dell’OCSE in cui la classificazione va dal livello 1 al livello 5 (il livello più elevato). Le persone con scarsi risultati nella lettura sono studenti che nel test PISA si classificano al disotto del livello 2. Si tratta quindi di studenti in grado di portare a termine soltanto compiti di lettura tra i più elementari.

Le nuove generazioni abituate ai testi semplici del web non tenteranno mai di parafrasare un testo ermetico, perché alcuni di loro non immaginano nemmeno cosa ci sia dietro.

Non spaventiamoci dei dati, ma incuriosiamoci davanti all’intelligenza di un gesto pensato e voluto.

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