Approfondimenti Rivista — 08 ottobre 2012

Pagford, dietro la facciata perbenista e gradevole, è un villaggio britannico del West Country graffiato e ottenebrato dalle lotte di classe. Barry Fairbrother, direttore della banca locale e membro del consiglio municipale, muore improvvisamente, divenendo il motore dell’azione.

J. K. Rowling è la sarta che ha accuratamente intrecciato le ispide trame di questa tela narrativa. The Casual Vacancy è il titolo del romanzo ideato, uscito il 27 settembre 2012 in tutto il mondo. L’esordio è chiacchieratissimo e le ragioni sono molteplici.

In primis, l’artefice della saga potteriana abbandona, non senza un alone di nostalgia, l’universo della portentosa Hogwarts, delle scope piroettanti, delle bacchette prodigiose, dei maghi dalla lunga barba incanutita, lasciando tutti sospesi, a mezz’aria, con un palmo di naso.

Peraltro The casual Vacancy – mette in guardia la Rowling – è un libro per adulti, dai toni torvamente noir, in cui non mancano meschinità, acredini, screzi e scene alla sex & drugs.

Un romanzo stanco, disperato, nel quale sbiadisce quel baluginio di speranza che confortava perfino nelle più buie notti di Hogwarts.

I fan, tuttavia, sono compagni fedeli: non si lasciano fuorviare e, religiosamente, si appostano in coda davanti alle librerie al fine di accaparrarsi una bramata copia del romanzo. Non è una novità: la Rowling ha sedotto e convinto innumerevoli cuori, sicché, come consuetudine, le vendite funzionano. Il romanzo conta un milione di copie prenotate ancor prima dell’uscita e una fulminea ascesa nelle classiche degli ebook più richiesti.

Parlando dell’impianto narrativo, non occorre specificare che, chi sa giostrare con maestria una saga di sette volumi, non ha certo problemi a imbastire un romanzo come si deve. Eppure, il discorso procede affannato e frammentario, senza riuscire a profondere nell’aria quel sapore leggero di unità, di buona riuscita, di pane ben lievitato.

The casual Vacancy si presenta come una satira sull’ignoranza delle classi alte e altezzose, atavicamente incapaci di gestire il loro potere, di farsi da parte, di agire con umiltà. Famiglie avide, ipocrite, rapaci, che arrogantemente fronteggiano i più deboli.

C’è poi una brava persona, un uomo mite e pacioso che considereremo l’eroe positivo della faccenda. Questi, però, nel giro di una manciata di pagine, decede, vittima di un aneurisma.

Una morte con risvolti corali, poiché il seggio vuoto lasciato da Barry nel consiglio municipale ci consegna la più grande battaglia che la placida Pagford abbia mai visto. Chi trionferà in un’elezione gravida di fariseismo, grettezza e fortuite rivelazioni?

Serpeggiando in un universo sinistramente comico, pericolosamente attuale, la scrittrice delinea una società squallida e misera, promotrice di abusi, vessazioni, crudeltà.

Un tema delicato, effettivamente interessante, se non fosse che la Rowling riduce la satira a un greve sermone sull’incespicante, mediocre politica odierna. Forse dimentica che la sottigliezza è l’arma più subdola nella sua solennità e, nei secoli dei secoli, anche la lama più tagliente. 

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(1) Reader Comment

  1. Scelta coraggiosa per la Rowling che probabilmente mi farà compagnia nelle notti di Dicembre dopo che il suo libro varcherà le soglie del mercato italiano. Harry Potter ha assunto quasi un’esistenza indipendente dall’opera stessa, e il fatto che la sua autrice abbia cambiato genere mi stupisce positivamente. Ho gradito la sua saga fantasy, ma credo che un vero scrittore debba saper firmare diversi generi; anche se sarà sempre uno il prediletto. Aspetto e spero nella conferma! 🙂

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