News Rivista — 02 dicembre 2013

In un editoriale pubblicato sul web, il quotidiano The Australian ha affrontato il tema del giornalismo e i nuovi media e ha concluso la sua riflessione definendo Twitter “la strada verso la rovina”. Secondo il giornale, esiste un “universo mediatico alternativo”, abitato da tweeter controversi e narcisisti, che mette in pericolo il futuro del reportage giornalistico.

“I valori dei media tradizionali, come verità, accuratezza, correttezza, equilibrio e obiettività, si stanno perdendo proprio al momento sbagliato, perché i mezzi di informazione devono affrontare le sfide del calo delle entrate, del pubblico distratto e della perdita di professionisti esperti”, scrive il quotidiano, aggiungendo che “piattaforme come Twitter e Facebook sono strumenti meravigliosi per i giornalisti e per l’industria nel suo complesso in termini di marketing”, ma per nessun’altra ragione.

Ma alcuni giornalisti che lavoravano con l’Australian fino a qualche tempo fa e che hanno fatto uso di twitter per il loro lavoro, come Amanda Meade, non hanno apprezzato l’editoriale, e lo hanno criticato proprio con dei tweet.

La vera risposta è arrivata da Bronwen Clune, che in un articolo del Guardian definisce Twitter “uno degli strumenti più potenti a disposizione per redazioni giornalistiche e essenziali per la loro sopravvivenza”.

“Abbiamo bisogno di redazioni e giornalisti professionisti”, scrive Clune, “abbiamo bisogno di una grande varietà mediatica. Twitter e i social media svolgono un ruolo fondamentale in questo futuro”.

A seguire, la giornalista elenca una serie di esempi in cui Twitter è stato fondamentale per riportare le notizie. Tra questi vi sono i casi delle rivolte del 2011 in Egitto e nel Medio Oriente, in cui il social network è stato usato dai giornalisti per individuare fonti attendibili. Altro esempio riguarda la notizia dell’uccisione di Bin Laden, data su Twitter nel maggio 2011 da Keith Urbahn (che lavorava per l’ufficio di Donald Rumsfeld).

“Non c’è alcun universo mediatico alternativo”, conclude Clune, “Media è una parola onnicomprensiva e Twitter adesso ne fa largamente parte. È l’editoriale dell’Australian – piuttosto – che mette in pericolo il futuro del reportage giornalistico”.

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