Approfondimenti Rivista — 18 dicembre 2013

Devo dire che ho cominciato ad accorgermi del fenomeno del book-bar in Italia in modo piuttosto indiretto, ossia vedendo nascere nella mia città qualcosa di molto simile a tale formula: si trattava di bar normali con la presenza, oltre dei classici giornali sui tavolini, anche di qualche libro sugli scaffali. Poca roba, ma che fino a pochi anni fa, semplicemente, non esisteva. Oppure notando realtà molto più serie e grandi come la biblioteca Sala Borse, paragonabile, in minori proporzioni, al Beaubourg parigino: un luogo di consultazione di giornali, libri o film che prevede punti ristoro in cui è possibile soffermarsi nella lettura. Ammetto però di non essermi mai accorto dell’esistenza nel nostro Paese della prestigiosa via di mezzo tra le due realtà sopra descritte, ovvero il Bar-Book di cui parla l’articolo di Chiara Zanchetta su WakeUpNews.eu. Si tratta di caffetterie molto belle con una consistente fornitura libraria in cui spendere il proprio tempo sorseggiando letteratura insieme alle bevande. Dubito che il successo di questa novità sia sufficiente a far cambiare di molto il nostro mercato librario, ma il fatto che proprio il nostro Paese sia il secondo in Europa dopo l’Inghilterra nella diffusione di questi locali (battendo persino la Francia) dà da riflettere. Mi tornano alla memoria i tempi in cui nelle librerie campeggiava la scritta “Si prega di non sfogliare i libri” per timore che si rovinassero, e molti di noi pensavano con amara ironia “Non c’è pericolo…”. Adesso in un una catena di libreria campeggia la scritta opposta “Si prega di SFOGLIARE i libri”. E vi si trovano anche dei comodi divani su cui accomodarsi, spesso occupati. I Bar-Book sono la prova che i tempi sono davvero cambiati.

Questa scoperta suscita in me due osservazioni. Si dice sempre, e con ragione, che in Italia si legge poco… Ma il recente estendersi di questi bar nelle nostre città dimostra che l’oggetto libro, anche solo da sfogliare distrattamente, conserva ancora il suo antico fascino. I libri allontanano da sé le persone pigre o quelle che preferiscono spendere i propri soldi in altro modo, ma non sembra che questa distanza venga confermata quando vengono posti davanti alle stesse persone in altri contesti. Viene da pensare che la crisi abbia in qualche modo frenato una generazione che avrebbe voluto confrontarsi meglio con la lettura ma che si blocca di fronte all’ipotesi dell’acquisto, benché molte proposte abbiano ormai prezzi affrontabilissimi. Non riuscirei a trovare altra spiegazione per questo fenomeno tutto italiano di interessamento verso la lettura nei locali e di scarsa predisposizione nel volersi portare un libro a casa a meno che non provenga da biblioteca o affinità del genere.

La seconda considerazione che mi viene in mente è la seguente: l’articolo della Zanchetta spiega che il fenomeno del Bar-Book, come quasi tutto ciò che attecchisce, è nato in America. Una nazione che per molti anni è stata accusata di essere tra le meno istruite del mondo occidentale. Diceria fuorviante fin da allora, dato che il grosso dei bestsellers che arrivano da noi è sempre stato, indipendentemente dalla qualità, di provenienza statunitense. Oggi in particolare, dopo questa ennesima dimostrazione che gli USA non rappresentano la civiltà del McDonald’s (peraltro marchio rispettabilissimo), nessuno in Italia dovrebbe più mettersi sul piedistallo rispetto al nuovo continente, anche in considerazione di come è ridotto il nostro sistema scolastico. Forse, anzi, ci stanno aiutando a recuperare qualcosa di perduto. Qualcosa che nacque nella Francia illuminista come “caffè letterario” e che è stato recuperato proprio da yankees e gringos. Saranno mica i famigerati telefilm americani, attraverso i quali abbiamo imparato a conoscere questi locali, a farsi nuovi portavoce della vecchia cultura europea? Pare proprio di sì…

Giovanni Modica


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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. A naso mi è venuto di darle ragione su tutta la linea. Poi, come d’abitudine, ho tentato di basarmi sui numeri, ma senza successo… e mi sono dovuto accontentare del naso. Ho trovato su internet le più varie informazioni statistiche (n. titoli per tipologia di opera, distribuzione % dei lettori uomo/donna dei lettori per tipologia eccetera) ma non ho trovato, né sono riuscito a ottenere dai dati pubblicati, magari facendo qualche operazioncina aritmetica – il dato più importante: quel’è la spesa media pro capite per libri in Italia Vs. la spesa pro capite per libri in – poniamo – USA?
    on so se ha avuto la mia stessa esperienza, ma sembra un dato attorno al quale si gira in tutti i modi senza centrarlo mai. Ho letto un bell’articolo di Calamandrei che, oltre a dire tante cose interessanti, lamenta la stessa cosa. Insomma: si può sapere, a suon di numeri, se l’italiano legge più o meno degli altri? Naturalmente se ha qualche dato gliene sarò grato perché la curiosità è una bella bestia solo quando le si dà da mangiare 🙂

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