Curiosità dal web Rivista — 27 novembre 2013

“Grazie”, una semplice parola, cinque lettere ma dietro cui possono celarsi le più svariate motivazioni. Perché si ringrazia? La risposta che viene immediata è per gratitudine o riconoscenza. E in moltissimi casi riflette il vero, ma il significato di un ringraziamento può assumere sfaccettature diverse specie se a pronunciarlo sono gli scrittori.

Il vero narcisismo di uno scrittore sono i ringraziamenti che compaiono all’inizio o alla fine di un libro. Riflettono il carattere degli scrittori e ne evidenziano la vanità. Sono parte integrante dei libri, spesso li ritroviamo nell’introduzione o nella parte finale del testo ma, non di rado, formano porzioni testuali a sé stanti all’inizio o alla fine di un libro.

Anche ,osservandone la collocazione, si può capire il significato che l’autore vuole dare al suo “grazie”.

Quando è collocato nell’introduzione, in genere, è brevissimo, quindi è quasi discreto, non vuole essere messo in evidenza.  Quello posto prima serve ad aprire e ad introdurre le pagine del testo che seguiranno, se posto invece mira a chiudere il romanzo appena letto.

I ringraziamenti comunicano qualcosa sull’identità e sulle relazioni dell’autore. Scrivere è un azione individuale ma, attraverso i ringraziamenti, viene riconosciuto come un lavoro di squadra.

La scrittrice romana Ciutolo, che afferma di essere “ossessionata dalla vanagloria letteraria” tanto da aver inventato il premio “il racconto più brutto” nota che il narcisismo nei ringraziamenti è un fenomeno che si ritrova sia negli scrittori affermati che in quelli che pubblicano a pagamento.

A tal proposito ha avuto l’idea di scrivere, insieme al collega Sergio Garufi, di scrivere un’antologia dei ringraziamenti il cui titolo provvisorio è “lui sa perché”.

Nel libro i ringraziamenti sono divisi per tipologia.  In quella chiamata “mi sovvien l’eterno” per l’uso e abuso del registro aulico spicca la Mazzantini che in “venuto al mondo” dice “grazie ad Asja per la sua anima”. Capita poi che l’aulico sfoci nell’incomprensibile ed ecco allora la categoria della “supercazzola” dove ritroviamo Daniela Raineri che dice” grazie ai moti che apportano il senso”.

Ci sono poi i ringraziamenti vendicativi come il caso di Maurizio Sbordoni “non devo ringraziare il mio professore d’italiano delle medie, Emiliano Michetti,che stroncò un mio godibilissimo tema sul fenomeno dell’immigrazione”.

C’è la gratitudine verso chi ha sopportato l’autore, Federico Moccia (Ho voglia di te) dice: “grazie a tutti i miei parenti che mi sopportano e dividono con me il divano dei pensieri.”

Insomma i ringraziamenti stanno percorrendo la strada che li condurrà ad essere un vero e proprio genere letterario.

E allora la prossima volta che qualcuno vi dirà “grazie” non date per scontato che sia riconoscenza, ma chiedetevi perché?

Susanna Pultrone

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