Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Conoscevo una donna.

Aveva 18 anni. Nella testa un bagaglio di nozioni e aspirazioni.

Aveva sogni coltivati e custoditi con tenacia negli anni del liceo, tra i quali frequentare l’università a Parigi: Scienze Politiche alla Sorbonne.

Sogni ambiziosi in quegli anni, per la realtà sociale in cui viveva. Sogni che s’infransero su un secco e perentorio: “Tu non parti”, che non consentiva repliche.

Conoscevo una donna.

Per tutta la vita aveva cercato un rapporto affettivo con sua madre, era diventata adulta sentendosi sempre rifiutata.  Era cresciuta alla continua ricerca di gesti clamorosi che le consentissero di incontrare uno sguardo interrogativo di sua madre che le domandi semplicemente “Come stai?” Sentiva che gli occhi della mamma si soffermavano disgustati solo sul naso a patata o sull’andatura priva di grazia. Negli anni aveva cercato di recuperare momenti di affetto nel loro rapporto. Tutto ciò non è servito a suscitare quei gesti d’amore che avrebbe desiderato in momenti come il matrimonio o il parto. La madre svolgeva il suo ruolo con distacco, sempre perfetta col suo filo di perle e l’immancabile borsetta “Chanel”. Come un ospite appariva e, rigida nelle sue abitudini, spariva.  Anche se era piacevole sentirla narrare l’ultimo libro letto o descrivere il pathos che l’autore le aveva trasmesso, avrebbe preferito una carezza o uno sguardo d’affetto.

Conoscevo una donna.

Da bambina, rimbalzava tra madre e la nonna paterna, costrette, da tristi eventi, a convivere in una casa in cui la zia li trattava da ospiti indesiderati, attenta a che non pesassero sui suoi interessi. In un clima cupo trascorse la sua infanzia. IL nonno era affettuoso ma lo dimostrava a suo modo: non un bacio o una carezza, solo un gelato. In quell’atmosfera, nella quale nessuno badava a lei, divenne facile preda di un orco. Successe in giardino, dove era andata giocare in un pomeriggio di pioggia. Tornò a casa sudicia e piangente. Forse la nonna capì. La madre forse, ma non ne parlò mai. Normalmente i ricordi a quell’età si cancellano, permangono le sensazioni ma i traumi restano. La nostra mente li incamera creando uno spazio per conservarli intatti. Se ne rese conto trenta anni dopo, una sera, fermandosi a un distributore di benzina, quando credette di riconoscere nell’addetto alla pompa il balordo. Sentì che era lui provando dolore e disgusto profondi e vivi, quasi che il tempo non fosse mai passato.

 

Conoscevo una donna

 

Che ha imparato a considerare la vita come una cascata, un torrente le cui acque, in pochi secondi, possono diventare  torbide e minacciose.

Questo era già accaduto quando, solo trenta secondi, avevano trasformato un sabato, in un pomeriggio di lutto e si era passati da una tavola, che stava per essere imbandita per la Pasqua, in una camera mortuaria…

Accadde mentre, dal parrucchiere, faceva lo shampoo. Corse a casa in tempo per vedere la testa di suo padre dolcemente poggiata sulla scrivania. Stringeva ancora tra le dita la penna con la quale aveva appena firmato un assegno da infilare nell’uovo di  cioccolato per i nipoti. Lei scese in giardino a cercare una delle sue rose. Colse la più bella e gliela poggiò sul cuore.

Quella rosa, vicina al suo volto è indelebile nel ricordo!

 

Conoscevo una donna

Suo marito morì una domenica mattina all’Angelus. Mezz’ora dopo consegnava ai medici di turno la sua Tessera di Donatore di Organi e, come da sua richiesta, fu cremato.

Guardava il fumo andare lontano, inesorabilmente lontano in un’alba di serena atmosfera. Uno stormo di rondini ritardatarie si rincorreva e giocavano quasi a voler essere sincrone nel suo inseguire il dolore.

Si rivolse al vento

–          Dove lo porterai?

–          Lo depositerai su una nuvola a forma di culla affinché possa riposare?

–          Lo spingerai fino alla cima di una montagna innevata?

–          Non soffiare troppo forte, Ti prego lascialo vicino!

–          Poggialo sull’erba dei prati, sulle onde del mare affinché io possa ritrovare il contatto. Lascialo sulla nostra casa perché io possa sentirmi protetta.

Tutto sembrava possibile persino che il vento rispondesse.

E lui rispose:

–          Tutti dobbiamo ubbidire a una legge che ci sovrasta.

–          Anche il mio moto risponde a un preciso volere, posso essere dolce e rinfrescare le serate di gran calura, accompagnare romantiche passeggiate, ma anche far male fino provocare lutti e sciagure.

–          Questa è la legge dei contrasti che domina la vita e la morte”.

La cenere cadeva lenta: era tutto ciò che rimaneva, di un uomo che compiva 50 anni proprio il giorno della sua morte che aveva lavorato, amato, lottato e creduto in Dio.

Il ricordo è sempre lì immobile nella memoria come nebbia che non vuol dissiparsi.

 

Conoscevo una donna

Se ne stava una sera sdraiata sul dondolo un po’ grande per il suo terrazzino. Passava una nuvoletta vagabonda, dai giardini giungeva l’odore d’erba tagliata e il ronzio degli impianti d’irrigazione.

Leggeva sorseggiando the freddo: in lontananza l’eco di una risata.

Non sentì il campanello suonare. Erano i suoi i figli. Sul viso un sorriso sornione e uno sguardo luminoso, senza parlare le porgono due cartoncini, due minuscole foto in bianco e nero: semicerchi bianchi, un puntino al centro. Per vedere deve mettere gli occhiali, alza un attimo gli occhi poi torna alla foto.

Ripete tante volte questo gesto, poi finalmente riesce a parlare.

–          Questi due puntini saranno i miei primi nipoti!

Figlia e nuora sono incinte.

La vita è così: la morte ti passa accanto e poi ritorni a vivere.

Il cuore invecchia, poi, miracolosamente, ringiovanisce.

Osservò i figli sereni e sorridenti sulla terrazza illuminata dalla luna e provò un senso di pace completa, quasi magica.

 

Conosco una donna

Oggi l’ho visto riflessa nello specchio con le palpebre gonfie, il viso stanco e i solchi scavati da rughe.

Quindici anni fa moriva Angelo suo marito. Da quel momento mille problemi…come scatoloni mal accatastati le sono caduti addosso.

Si è dimessa dal lavoro e dalla vita.

I ragazzi si sono legati a lei, unico genitore.  Ha condiviso le loro esperienze: studio … rossori del primo amore … lavoro …Oggi accudisce ai nipoti consentendo loro un serio impegno professionale.

Spostamenti e traslochi hanno turbato il suo essere abituata a una stabilità, almeno apparente: routine in cui tutto era conosciuto e prevedibile.

Ha vissuto, come in una nebbia di tristezza, la perdita del compagno e della gioventù, la comparsa delle rughe, del cedimento della pelle e della scomparsa del punto vita ma ha imparato ad accettare e accontentarsi del suo ruolo, pronta a ogni richiesta di aiuto.

Adesso è in Inghilterra. Fa freddo

Le guglie della cattedrale di San Peter sono immerse nella nebbia.

I fari antinebbia s’infrangono sul rosso dei mosaici spandendo un colore surreale.

Lei cammina lentamente tra le lapidi delle antiche sepolture in terra che il tempo ha rivestito di muschio. Tutto è silenzioso adesso che il coro ha smesso di cantare.

Sorride commossa… era dolce e concentrata la nipotina mentre suonava l’handchimes.

 

Forse le manca la stabilità, quella delle cose semplici, normali come trarre conforto da amici con cui condividere ricordi e incrociare sguardi che dimostrino empatia e comprensione per il vuoto che hai  dentro, per la tua solitudine.

Forse vorrebbe condividere l’emozione di rivedere un film di Fellini in una serata d’inverno magari sotto un caldo plaid matrimoniale.

La ricompensa il caldo abbraccio delle bimbe strette a lei sul divano a seguire Violetta.

Ritorna bambina andando nei parchi alla ricerca di dinosauri. Come una moviola che giri a ritroso da nonna rivivono quelle emozioni che da mamma furono sue.

 

Conosco una donna.

 

Lei ha capito che molti sono gli eventi che si susseguono in una vita, le nostre menti non sono in grado di comprendere come si possano equilibrare fra loro perciò tutto ciò che possiamo fare, è continuare a immergerci nella quotidianità accentando e stupendoci per ciò che accade.

 

Conosco una donna

 

Capace di cogliere ogni giorno nel sorriso dei bimbi emozioni che arricchiscono, dando luce al suo sguardo e impendendo alle giornate di trasformarsi in noiose routine.

E così il rimpianto, se mai c’è stato, si sgretola alle sue spalle e scompare nel vento come cenere o fuliggine.

 

 

 

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(2) Readers Comments

  1. Pingback: Concorso letterario “BUK” – Ecco i 50 migliori racconti. Votateli! | ScrivendoVolo

  2. Il tuo racconto mi è piaciuto molto… Complimenti!

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