Approfondimenti Rivista — 24 novembre 2012

Tre giorni di libri, filmati, seminari, hanno avuto luogo a Milano dal 16 al 18 novembre, in occasione di “Bookcity”, manifestazione organizzata dal comune in diversi luoghi della città, primo fra tutti lo scenografico Castello Sforzesco.

Uno spettacolo da non perdere, soprattutto per via della molteplicità di eventi che guardavano al libro e all’editoria in modi tra loro molto diversi. Il 18, per esempio, evento della manifestazione sono stati due workshop dell’AIE (Associazione Italiana Editori) circa la tematica del lavoro editoriale.

Argomento scottante, nel settore librario, considerati gli innumerevoli cambiamenti a cui l’editoria è stata sottoposta negli ultimi anni.

Cristina Mussinelli, responsabile dell’editoria digitale per l’AIE, ci dice che “l’innovazione non è solo nella parte editoriale, ma anche nella parte comunicazione e marketing”. Quello che riguarda, dunque, il mondo – nuovissimo – della tecnologia di diffusione dei social media. Il mondo editoriale non è più solo quello classico, tradizionale, come più o meno lo immaginiamo tutti. Ora si tratta di un grande meccanismo complesso, strettamente legato a circuiti commerciali e quindi, di conseguenza, al mondo delle tecnologie.

Prendiamo ad esempio l’e-book, realtà tanto discussa degli ultimi periodi, esempio lampante di come l’editoria stia cambiando: oltre al libro tradizionale – tascabile, di carta, senza possibilità di collegamenti internet – c’è lui da tenere in considerazione, da produrre e commercializzare. Molto note le discussioni al riguardo: la “vecchia scuola” vorrebbe che l’editoria continuasse a mantenere il suo vecchio profilo, lasciando il settore della tecnologia ad altre sponde commerciali.

Dunque un cambiamento negativo? Per i guadagni sicuramente no, visto che adesso ci sono ben due modi – e sicuramente non ci si fermerà a due – di distribuire lo stesso prodotto.

Però, come ha spiegato il direttore dell’AIE, Alfieri Lorenzon: “non possiamo pensare di trasformare il libro in PDF e aver fatto la rivoluzione digitale”. Rimane sempre necessario – direi addirittura fondamentale – “il contributo dell’editore che aiuta a costruire il lavoro perfetto”.

Per gli editori e tutti gli addetti del settore c’è dunque una nuova sfida, quella di mantenere lo stesso tono alto del lavoro tenendo però in considerazione l’evoluzione.

I workshop, che sono stati aperti al pubblico previa iscrizione, sono serviti proprio a questo: ad informare le persone interessante e, nello stesso tempo, a cercare nuovi modi di realizzare uno dei più antichi prodotti del mondo.

 

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