Approfondimenti Rivista — 02 settembre 2013

Finalmente a ottobre iniziano le ripresa della fiction, dedicata alla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Il regista sarà Marco Turco, e l’attrice sarà Vittoria Puccini. Su La Rai, firmata dall’esordio del produttore di Fandango, Domenica Procacci, e con la sceneggiatura di Stefano Rulli e Sandro Petraglia. Vedremo come sono riusciti a sintetizzare in solo due puntate una vita così piena di eventi.

Nell’attesa, vogliamo mostrare la figura di Oriana tramiti i suoi libri, con argomenti completamente differenti. Parleremo della lotta contro l’islamismo, contro l’aborto, a favore della parità dei diritti delle donne e anche contro il femminismo.

Oggi trattiamo il suo secondo libro, il primo pubblicato da Rizzoli, nel 1961, “Il sesso inutile – Viaggio intorno alla donna”. Le viene affidata dal direttore de “L’Europeo” un’inchiesta sul ruolo della donna e sul modo di vivere in Oriente. Il titolo, provocatorio, viene direttamente dalla bocca di un’amica, riutilizzato per chiarire fin da subito i toni del reportage, dove si capisce che della provocazione ne fece la sua arma vincente.

Non fu semplice per lei, combattiva e indipendente com’era, proiettarsi psicologicamente in un mondo così ottuso. È tornata con un rapporto originale, imprevedibile e anche divertente.

Parte, prima in Pakistan, poi India, Cina, Giappone e Stati Uniti.

Questa è la premessa del libro: “Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.

Il primo viaggio è in Arabia Saudita, dove scopre che le donne non venivano registrate all’anagrafe, non davano loro una carta d’identità poiché fotografarle era vietato.

Fa parlare anche le dirette interessante, facendo capire tramite i loro occhi la situazione della donna, per esempio, possiamo leggere: “Ho capito che tutte le donne sono uguali nel mondo e che vogliono le medesime cose: una famiglia, una casa, i soldi per campare, la libertà. Ho capito che le indiane hanno subìto nella ricerca di quelle cose il più drammatico cambiamento che le donne di un paese abbiamo mai subìto. Io non so se questo le renda più felici o infelici, ma di una cosa son certa: non sono più innocue farfalle. Sono farfalle di ferro.”

Così definirà tutte le donne, farfalle di ferro, perché sono delicate come farfalle, forti e potenti come il ferro.

A Tokyo, le descrive con quei visini un po’ tristi, avviliti sui colli di cigno: quasi fossero farfalle già morte e infilzate con uno spillo nel muro, altre erano farfalle da collezione, non avevano altri colori che quelli dell’abito.

Tutte queste storie di civiltà diverse tra loro, affascinanti e paurose al tempo stesso, chissà quale potere sociale e culturale abbiano avuto agli inizi degli anni 60, quando arrivò il boom della rivoluzione studentesca e poi femminista.

La stessa carriera della Fallaci cambiò in quel momento. Prima aveva avuto incarichi quasi mondani, era andata a Hollywood a intervistare attori e registi famosi (Alfred Hitchock, Frank Sinatra, Orson Welles e tanti altri). Questo reportage su “Il sesso inutile” è nuovo, nuovo anche perché è una donna che descrive la situazione di altre donne, con una libertà di giudizio inusuale e anche totale. È quasi un romanzo, in cui limita molto il suo giudizio. È un’Oriana fresca e giovane, pronta ad aprirsi al cambiamento e alle novità.

Vedremo la prossima settimana se nel tempo la giornalista è cambiata o meno.

Francesca Macchiarini

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