Curiosità dal web Rivista — 04 gennaio 2014

Tutti noi abbiamo un amico che studia filosofia e tutti noi almeno una volta lo abbiamo deriso, presagendogli un futuro da dipendente del McDonald’s o da frequentatore abituale di ponti. Ecco, oggi questo nostro amico potrebbe avere la sua rivincita. Un curioso studio del dottor Sanjay Srivastava, psicologo indiano autore del blog “The Hardest Science”, ha messo in correlazione il quoziente intellettivo con la bellezza di molti accademici. Ed ecco qui che oggi Kant sarebbe il professore ideale delle studentesse del nuovo millennio.

Ma andiamo con ordine: analizzando i voti espressi sul sito “Rate my professors”, Srivastava ha classificato per qualità estetiche i vari professori universitari dividendoli per facoltà, incrociando poi i dati ottenuti con una classifica del quoziente intellettivo per le varie discipline. Questo studio, che definire semiserio è pressoché utopico, ha evidenziato che i sex symbol accademici sono così gli studiosi di Religione e, appunto, i nostri bistrattati Filosofi, mentre il premio Fisico dell’anno non sarà mai assegnato su canoni estetici. Come da cliché, i cervelloni sono risultati i meno godibili agli occhi, e così matematici, ingegneri, informatici e chimici vari dovranno accontentarsi di finire tra i “belli dentro”, mentre fanno parte dell’hot-élite del mondo accademico anche i laureati in Scienze Politiche e Sociologia. Stranamente, i medici sembrano appartenere a un limbo, con una bellezza nella media e un’intelligenza inferiore a quella che tutti noi gli attribuiremmo; forse è per questo che il loro ciclo di studi è uno dei più lunghi del mondo universitario.

Grande fascino sembra avere chi si occupa di Criminal Justice, la nostra Criminologia, insieme a linguisti e giuristi, mentre finisce in fondo alla graduatoria chi si occupa di educazione e di amministrazione pubblica. E noi poveri comunicatori? Be’ forse è meglio se ce ne restiamo dietro una tastiera a giudicare da questo studio, ma anche i dati sul quoziente intellettivo sembrano giustificare l’uso del correttore automatico: insomma, una Caporetto. Non brulica di Einstein neanche la categoria degli psicologi, alla quale appartiene lo stesso Srivastava, che, infatti, conclude questa brillante analisi da pausa pranzo ammettendo di non sapere se i risultati ottenuti significhino qualcosa e bussando alla porta di chi, con dati e statistiche alla mano, magari riuscirebbe a cavarne un ragno dal buco: la matematica non è mai stata il punto forte di noi letterati, ma a giudicare da queste correlazioni sappiamo come rimpiazzare il vuoto che i numeri lasciano nella nostra anima.

Luca Loghi

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