Approfondimenti Rivista — 09 giugno 2014

A cosa serve la cultura? A nulla. Forse a tutto. A diventare migliori, sicuramente. Ed è quanto dovrebbe essere insegnato a tutti il più possibile, fin dalla tenera età.

La “Filosofia con i bambini” nasce nel 2008 all’università di Urbino, con dei laboratori di filosofia ed arte, diventando in seguito un dottorato di ricerca: a praticarla oggi sono in tre o quattro dottorandi. Un metodo insegnato gratuitamente a quanti sono interessati alle materie letterarie, anche se chiaramente lo stare coni bambini è qualcosa che non si può insegnare fino in fondo.

Nel nome è già il programma: “Filosofia con i bambini”, e non “insegnata ai bambini”. Una differenza fondamentale “perché non si parte da una storia letta, da un racconto o da una narrazione – spiega Carlo Maria Cirino sul Cds, tutor e uno degli ideatori del progetto – ma partiamo dagli oggetti. Quindi è un tipo di filosofia analitica che nasce dalla necessità di integrare la normale attività scolastica arricchendola di esperienze altamente innovative”. Semplificando è un po’ come se i ragazzi fra i 5 e gli 11 anni (questa è l’età alla quale viene applicata, praticamente tutte le elementari), diventassero loro stessi un po’ filosofi, applicando un metodo che li spinge ad indagare anche su oggetti di uso quotidiano. Un metodo ancora sperimentale che spinge i giovani a sviluppare l’immaginazione. Una pratica educativa che, per il momento, si sviluppa con un’ora alla settimana nelle scuole o attraverso laboratori.

E dedicando il loro tempo al progetto il metodo è già stato applicato in alcune scuole delle Marche e della provincia di Mantova: quest’estate porteranno i laboratori a Ostuni in Puglia e l’anno prossimo i tutor sceglieranno cinque o sei scuole fra quelle che ne hanno fatto richiesta e a seconda delle domande che arriveranno decideranno dove andare. Ma l’idea del team è di allargare il bacino d’utenza sempre di più fino ad estendere l’ora di filosofia con i bambini delle elementari tutte le settimane. Tra i vantaggi ci sarebbe di certo quello di risolvere il problema del passaggio alla scuole medie, perché sarebbero studenti più preparati ad affrontare il passaggio. I laboratori, infine, non necessitano di alcun materiale specifico se non di una partecipazione il più possibile costante da parte degli alunni, consentirà loro di raggiungere quelli che sono gli obiettivi ormai classici della filosofia insegnata ai bambini, ovvero: un incremento dell’apertura mentale, delle possibilità immaginative, dell’amore per il dialogo e la discussione regolamentata all’interno di un gruppo e non ultima la capacità di trattare concetti complessi e profondi quali quelli di vita, morte, amore, dolore, cultura, integrazione, possibilità, ecologia, sogno, anche in giovane età.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.