News Rivista — 03 dicembre 2012

So please, read the book, and let the words speak for themeselves”

Sara Ogilvie, autrice di “Words of the world”, esorta a leggere prima di accusare, invita a pensare ad una vicenda in modo completo, e spera che la superficialità non intacchi il discernimento dei lettori.

Tutto questo coinvolgimento per placare le voci che non hanno risparmiato Robert Burchfield, un editor che ha lavorato a quattro supplementi dell’Oxford English Dictionary tra il 1972 e il 1986, il quale ha ridotto del 17% le parole non britanniche presenti del dizionario.

L’autrice quindi solleva una riflessione: perché attaccare e giudicare l’azione? Piuttosto dovremmo chiederci perché quelle parole erano lì.

Leggete “Words of the World” , in questo modo scoprirete la storia di un dizionario veramente globale e che il primo editore, J. Murray, permise l’inserimento di un numero elevato di parole provenienti da varie lingue e ha chiesto ai lettori di qualsiasi appartenenza linguistica di fornire dei termini e delle considerazioni utili per la redazione dell’opera. In sintesi: l’originale di Wikipedia.

Sara Ogilvie racconta che nel XVIV secolo le critiche gli furono mosse per la troppa permissività nell’adozione di parole “stravaganti” che potevano “corrompere” il dizionario.

Ora l’opinione è cambiata: la riduzione del 17% di quei termini che prima intaccavano l’autenticità del vocabolario non è accettata dai contemporanei.

Dunque, non ci resta che leggere!

Sofia Di Giuseppe

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