Approfondimenti Rivista — 06 giugno 2013

La “fan fiction” è un fenomeno sempre più diffuso tra i regni fandom del Web: appassionati di saghe fantasy, di romanzi famosi o anche solo di un personaggio letterario particolarmente in voga sono catturati a tal punto dalle storie dei loro autori preferiti da pensare di scriverne infiniti e variegati sequel. Fino ad oggi questa pratica non era legalmente autorizzata, e ciò evidentemente comportava polemiche riguardo alla legittimità di queste opere, specie nei confronti degli autori originali che lamentavano disomogeneità a livello di copyright.

Ma, a partire dal mese di giugno, tutto questo cambierà: a imporlo, ancora una volta (come per tante altre novità sorte nel mercato editoriale digitale), è il colosso di Amazon. Attraverso la nuova impresa editoriale battezzata col nome di Worlds Kindle tutti gli autori di opere di “fan fiction” verranno ufficialmente riconosciuti e potranno entrare a far parte di un mercato in piena regola. Nel dettaglio, gli autori che realizzeranno opere costituite da 10.000 parole riceveranno il 35% del reddito netto sulla base del prezzo effettivo di vendita, con canoni pagati ogni mese. Coloro che scriveranno pezzi più brevi, tra 5.000 e 10.000 parole, riceveranno royalty pari al 20% del prezzo di vendita.

Si può certo dire che Amazon abbia colto la palla al balzo: la “fan fiction” è uno dei prodotti più singolari e sensazionali dell’era di Internet, capace di calamitare l’attenzione di numerosissimi internauti e di estendere le potenzialità della letteratura contemporanea a orizzonti inimmaginabili. E ora che questa nuova pratica è stata ufficialmente legalizzata a livello editoriale, è tempo di affrontare le scottanti polemiche che si preparano a scoppiare.

Il nodo principale della questione si ritrova senz’altro nel rapporto tra gli scrittori originali e gli autori di “fan fiction”. Da una parte, per quanto riguarda i primi, la legittimazione della fan fiction può certamente aiutare a diffondere la conoscenza, e magari anche l’apprezzamento, delle proprie storie; d’altra parte, però, in questo modo, l’autore originale è condannato a perdere l’esclusività dei propri racconti e dei propri personaggi, rischiando che tutto questo vada snaturandosi nelle mani di un fantasioso “autore adottivo”. Ma, del resto, è un rischio che si deve tollerare se, come detto prima, si vuole pensare di poter diffondere la propria opera presso un pubblico sempre maggiore di persone.

D’altro canto, i nuovi autori di “fan fiction” si faranno pionieri di una grande rivoluzione, l’ennesima, probabilmente, dell’attuale era dell’editoria digitale: inevitabilmente, la possibilità di ampliare, arricchire e stravolgere una storia scritta da altri porta con sé l’idea di un modo nuovo di “fare letteratura”. Chiunque, oggi, può scrivere un racconto; chiunque può prendere qualsiasi racconto già scritto e continuarlo o alterarlo in qualsiasi modo: tutti questi indefiniti gettano la letteratura in un orizzonte altrettanto indefinito e forse un po’ preoccupante. Ma, d’altra parte, il cambiamento nel fare letteratura può essere ravvisato anche nel fatto che, così facendo, le potenzialità di una storia o di un personaggio si estendono a dimensioni impensabili prima, arricchendosi di volta in volta del contributo singolare ed esclusivo di un vivace appassionato.

Insomma, il cambiamento c’è e si vedrà: non si tratta soltanto di nuovi orizzonti editoriali ma, ancora una volta, la posta in gioco riguarda il nostro modo di scrivere, di pensare, di concepire la letteratura.

 

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